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Survival Strategy – 5 domande per orientarsi in tempo di crisi, pandemie e precarietà

Crisi economica, precarietà, pandemia e adesso pure il rischio di una terza guerra mondiale (mentre lo scrivo mi sto toccando i coglioni).

Se nel 2021 hai pensato che il 2022 sarebbe stato l’anno giusto per trovare lavoro, ti sei sbagliato. Ma io che ci sono a fare? Per aiutarti con o senza guerra. Ecco perché il 2022 riparte con un nuovo articolo di Aperi-Hr – la rubrica in cui intervisto esperti di orientamento – con Rovena Bronzi!

Se nel 2021 hai pensato che il 2022 sarebbe stato l’anno giusto per trovare lavoro, ti sei sbagliato

Ti consiglio di leggerlo tutto perché andremo a rispondere a delle domande particolarmente interessanti:

  • Perché dedicarsi in maniera ossessiva alla ricerca di un nuovo lavoro è SEMPRE un errore?
  • Hai il posto fisso e non te ne frega un ca.. di aggiornarti e di formarti, sei proprio sicuro che puoi sederti sugli allori?
  • Vuoi andare a lavorare in Svizzera “per i soldoni”, come fare? (Sapevi che Rovena ha lavorato per tantissimi anni lì?)
  • Etc…

Iniziamo subito con la prima domanda!

1 – Ciao Rovena, benvenuta sul blog del Candidato Ideale. Iniziamo presentandoti ai nostri lettori?

Mi chiamo Rovena e in qualità di job coach umanista e consulente di orientamento professionale accompagno a “uscir a #RivederLeStelle”, supporto e formo nella ricerca attiva lavoro, nel job coaching, nell’orientamento e cambiamento professionale, nella ricerca di una propria autorealizzazione e felicità anche in termini di work life balance.

Infine, completano il mio profilo professionale e formativo un titolo di assistente del personale con certificazione HRSE, acquisito in Canton Ticino, e una laurea in psicologia del lavoro, acquisita all’Università degli Studi di Padova.

2 – Quali sono le difficoltà più comuni di chi cerca lavoro al giorno d’oggi?

Nei miei percorsi di ricerca lavoro ho introdotto il tema dell’allenamento alla ricerca lavoro proprio perché al giorno d’oggi è indiscusso il fatto che ci sono molteplici difficoltà sia nel cambiamento inteso come cambiare settore e reinventarsi in uno nuovo, sia nella pura ricerca di un nuovo lavoro persino nello stesso settore.

I motivi di ciò sono molteplici: 

  1. la crisi economica che ha portato molte aziende a chiudere, dichiarare fallimento, trasferirsi all’estero, oltre che a esternalizzare molti servizi a società esterne;
  2. il forte divario tra domanda e offerta, con la conseguenza di una concorrenza sempre più spietata e sempre più elevati standard di selezione;
  3. i ruoli professionali spesso poco definiti e la cui comprensione è diventata sempre più complessa a causa anche dell’introduzione di tutti quei nuovi inglesismi non sempre alla portata di tutti o di must have (competenze non negoziabili) e nice to have (competenze negoziabili) sempre più complessi e articolati;
  4. la precarietà, spesso legata a tipologie di contratti innegabilmente fonte di frustrazione;
  5. l’assenza totale di feedback o feedback sul genere “copia e incolla”, persino anche dopo svariati colloqui, che spesso portano i candidati a sentirsi sminuiti e ridicolizzati, considerati numeri e non persone in primis da rispettare;
  6. una più che evidente demotivazione, irritabilità e stanchezza di fondo da parte un po’ di tutte le parti in causa, basta pensare a quella tristemente nota diatriba tra recruiters e candidati, più rivolta all’accusarsi reciprocamente che alla risoluzione dei conflitti;
  7. un’incapacità (e forse a volte anche una certa svogliatezza, va detto), da un lato, di rendere (soprattutto quando non accompagnati da una guida esperta) una ricerca di lavoro, davvero attiva, dall’altro, di aprirsi verso i candidati provenienti da altri settori.

3 – Quali sono gli errori che hai visto commettere in genere alle persone in termini di ricerca?

Mi sento di sintetizzare molti dei comportamenti errati, identificandoli in 2 macro-aree, legate all’incapacità di creare un equilibrio, un’armonia tra quelle che sono le 3 Sfere, i 3 desideri più importanti che pulsano in ciascuno di noi, che sono: la cura di sé (la sfera dell’autogoverno, dell’autonomia), la cura dell’altro (la sfera della relazionalità) e la sfera del fare, dell’opera (che comprende anche l’ambito professionale e quello della formazione).

Da un lato, quella che include tutti coloro che compiono l’errore di dedicarsi in modo ossessivo alla ricerca di un nuovo lavoro, finendo per concentrare tutte le proprie energie nella sfera dell’opera. E oltretutto facendolo anche il più delle volte nel modo sbagliato. Ne è un esempio eclatante il dedicarsi per ore e ore, fino allo stremo e alla disperazione, a inviare Cv, a rispondere a qualsiasi offerta (anche con le migliori intenzioni dell’“accetto di tutto pur di lavorare”), lasciandosi guidare da quella logica del “più contatti, più contratti”, dove il termine contatti viene spesso ridotto a una lista infinita di aziende a cui mandare il prima possibile la propria candidatura (anziché, attribuendovi un significato più ampio di contatti anche come relazioni e interazioni, on-line e off-line). Il tutto senza prendere consapevolezza di cosa significa fare ricerca “attiva” e di quali sono gli strumenti che permettono di renderla di valore.

Dall’altro, quella che al contrario include tutti coloro che dedicano troppo poco tempo e impegno, per demotivazione, stanchezza, svogliatezza, superficialità o perché semplicemente vi stanno anteponendo altre priorità, altri interessi che non fanno che allontanare dal concetto più profondo di fare ricerca attiva. E anche qui spesso il risultato è quello di affidarsi alla logica del “più contatti, più contratti” interpretandola come: più Cv mando (magari anche in un invio multiplo per far prima), a più offerte rispondo (senza prendermi del tempo neppure per “leggerle”), più risparmio tempo per dedicarmi ad altro a cui ho dato priorità.

4 – Qual è l’errore che commette la maggior parte delle persone che hanno il posto indeterminato e che incide negativamente anche sulla ricerca di un nuovo lavoro?

Certamente la convinzione che avere un tempo indeterminato significa che quel lavoro sarà per sempre. Quel sempre può portare spesso ad adagiarsi e a sedersi sugli allori, a sentirsi troppo sicuri che “tanto io il lavoro ce l’ho, a me non capita. E se proprio dovessi perderlo, ci penserò quando sarà il momento”. Peccato che quando arriva il momento, oltre al lavoro, a venire a mancare sono anche il tempo, la pazienza e la tranquillità di seminare, perché purtroppo il più delle volte si scopre (anche se sono dell’idea che una fine, di solito, è sempre annunciata in qualche modo) da un giorno all’altro che quel tempo che pensavamo indeterminato, in realtà e’ determinato. Si, determinato dalle scelte di altri.

E a quel punto, purtroppo, spesso è tardi perché ormai quel tempo che avremmo potuto prenderci, in piena tranquillità psicologica, mentale e magari anche economica, anche solo per seminare (dove per seminare intendo aggiornarsi, formarsi, curiosare ed esplorare, guardar fuori dalla zona comfort per capire cosa sta succedendo sia fuori che dentro il nostro posto di lavoro) è ormai andato perduto.

5 – LAVORO: Italia VS Svizzera (pro/contro).

Partiamo dal presupposto che, grazie agli accordi sulla libera circolazione con gli Stati UE/AELS, una volta stipulato un contratto di lavoro in Svizzera, continuando a vivere in Italia, di regola non ci sono problemi nell’ottenimento di un permesso di lavoro G da frontaliere (eccetto ovviamente casi specifici). Così come non ve ne sono in caso di cambiamento di datore di lavoro o di rinnovo del permesso al suo scadere (tranne che in caso di perdita di lavoro: in quel caso, il permesso G scade in automatico dopo 6 mesi, indipendentemente dalla data di rilascio). Ben diverso se si tratta di stati terzi ma qui è un discorso differente che non affronto.

La principale difficoltà è che recenti normative hanno definito che i datori di lavoro devono prima cercare delle posizioni analoghe tra gli iscritti agli uffici regionali di collocamento svizzero e solo se non trovato nulla possono aprire la ricerca ai non iscritti, sia svizzeri che non. E che in Svizzera non si scherza: un disoccupato svizzero se vuole ottenere e mantenere la disoccupazione, deve attivarsi per trovare lavoro.

Fatta questa premessa, direi per il resto che le modalità di ricerca lavoro in Svizzera sono abbastanza simili a quelle italiane. Un consiglio: per certe professioni, vengono preferiti studi, certificazioni e formazione effettuati in Svizzera, aspetto questo che trovo logico, in quanto le regolamentazioni, le leggi, le normative sono differenti. Ancora più importante è quindi, una volta riusciti a trovarvi lavoro o nell’idea di cercarcelo, prendere in seria considerazione il fatto di formarsi/aggiornarsi in scuole svizzere e più in generale documentarsi per capire come aumentare e migliorare il proprio livello di impiegabilità attuale o futura.

6 – Un consiglio pratico finale per chi cerca lavoro?

In sintesi:

  1. parti dal “conosci te stesso”, chiedendoti chi sei, cosa sai fare, cosa vorresti fare e perché e che cosa potresti arrivare a fare davvero;
  2. definisci obiettivi professionali/professioni obiettivo, oltre che la loro realizzabilità;
  3. definisci un piano strategico;
  4. aggiorna il tuo Cv valorizzando la tua biografia auto-valorizzante (o Professional summary);
  5. procedi con un piano d’azione vero e proprio (guidato dal concetto di equilibrio ed armonia tra le 3 sfere);
  6. monitora con flessibilità e identifica, di volta in volta, le cause di successo e insuccesso;
  7. se ti fai accompagnare, allenare, supportare da un esperto: logicamente è meglio!

7 – Come possono fare i miei lettori a contattarti?

Potete seguirmi nel mio gruppo privato di Fb dedicato (per ora) a sole donne “Parliamo di lavoro e felicità con Rovena”, sul mio canale YouTube e sul mio profilo Linkedin (dove trovate anche interviste e articoli a “4/6 mani”).

Oppure leggendo i miei articoli che trovate sul Magazine di ASNOR, associazione nazionale orientatori e sul blog RisorseUmane-hr.it.

Potete infine contattarmi:
1 – direttamente al mio indirizzo e-mail, rovenabronzi.jobcareer@gmail.com;
2 – per tramite del network di imprenditorialità femminile DonnaJobs, in cui offro servizi rivolti a formare chi è alla ricerca di un nuovo lavoro.

Ah dimenticavo, ma cos’è Aperi-HR? É la mia nuova rubrica per l’orientamento dei giovani! Immagina di prendere un aperitivo virtuale con me e di parlarmi di un tema che ti sta particolarmente a cuore sul mondo del lavoro. Se sei un professionista del mondo del lavoro, un coach, un HR, uno psicologo, etc., e sei interessato a fare un contenuto insieme contattami in privato! Nella sezione collaborazioni del sito trovi tutte le informazioni al riguardo. Ah, non ti dò un euro per la collaborazione, è gratis.

Se hai altre domande per Rovena, scrivile nei commenti!

P.S. Se non condividi sei un HR!

 

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Blogger, Disoccupato

Laureato 110 e lode con Dottorato di ricerca. Nominato da Forbes nella classifica dei top 100 talenti italiani under 30. Non sono nulla di tutto ciò. Al momento disoccupato. Scrivo per alleviare la mia frustrazione.