Chiudi

Dark LinkedIn: i lati oscuri del social

Sai cos’è il Dark web? Wikipedia recita: “Il Dark web è la terminologia che si usa per definire i contenuti del World Wide Web nelle darknet (reti oscure) che si raggiungono via Internet attraverso specifici software, configurazioni e accessi autorizzativi. Il dark web è la parte di web che non è indicizzata dai motori di ricerca”.

In poche parole, per spiegarlo a mio padre, è un posto su internet dove puoi comprarti la moglie minorenne dalla Thailandia, commissionare un omicidio e compiere altre nobili azioni di questo tipo.

Mi ha sempre affascinato l’idea che ci fosse qualcosa di più rispetto a quello che vediamo. Quindi mi sono chiesto: ma esiste anche un Dark LinkedIn? Ovvero una parte di LinkedIn oscura? Di cui tutti sanno ma nessuno ne parla? La risposta fortunatamente è sì, altrimenti non avrei avuto ragione di scrivere questo articolo. Ovviamente non si tratta di un vero e proprio Dark web, altrimenti ogni giorno sentiremmo parlare di HR di aziende che sono stati pestati a sangue o robe simili.

Io lo definirei più un Grey LinkedIn, raccogliendo tutta quella tipologia di comportamenti inadatti di chi naviga e utilizza (spesso per lavoro) questo social.

Ho delineato 6 tipi di comportamenti e situazioni che mi è capitato di incontrare spesso su LinkedIn e di cui ti sto per parlare in questo articolo:

  1. TindeLink (Tinder + LinkedIn)
  2. Vuoi diventare milionario? Chiedimi come!
  3. Coach di carriera (influencer) che comprano i follower
  4. Bassa qualità dei contenuti
  5. Venditori porta a porta o gente che ti chiede soldi
  6. Offerte di lavoro che non esistono

1 - TindeLink

Il lato più romantico di questo social. Diciamocela tutta, LinkedIn è pieno di fregna. Le foto profilo photoshoppate hanno contribuito ad aumentare il numero di arrapati che tentano un approccio a freddo mascherato da interesse professionale.

Spesso le dirette LinkedIn (o LinkedIn stories se preferisci) sono dei piacevoli spettacoli burlesque non programmati che prendono un’ora del tuo tempo senza nemmeno che tu te ne accorga. Anch’io sono stato più volte vittima di pericolose scollature, diventando in pochi secondi esperto di trading o di mercati finanziari senza neanche rendermene conto.

Tornando a quelli che ci provano, è vero probabilmente la maggior parte di loro sono dei casi umani. Però diciamo le cose come stanno, questo lockdown ci ha rincoglionito un po’ tutti: sempre chiusi in casa bombardati da notizie negative, prima o poi ti parte l’ormone e qualche fantasia sulla donna in carriera capita a tutti. Che poi sfatiamo anche il mito che agli uomini non arrapano le donne in carriera (anzi).

Ad ogni modo, le larve del corteggiamento sono sempre quelli che vantano posizioni di potere e che chiedono alle stagiste di uscire. A tal proposito, [SPOILER1] a breve uscirà il mio nuovo articolo sulle 2 tipologie di HR che non vorresti mai incontrare.

2 - Vuoi diventare milionario? Chiedimi come!

Sono veramente euforico! Questa frase ti ricorda qualcosa? (https://www.youtube.com/watch?v=VXt8VwWTn3A). Business milionari, opportunità di guadagno facile, network-marketing, questa è un’occasione unica, etc etc. A quanto pare ci sono miliardi di opportunità, ma siamo noi che ci ostiniamo ad essere poveri e disoccupati.

Questa situazione l’ho riscontrata non appena ho iniziato a fare personal branding sul mio profilo personale: i primi che hanno iniziato a contattarmi sono stati questi avvoltoi che ti promettono guadagni facili e opportunità che solo loro conoscono. La strategia che utilizzano è questa: ti aggiungono facendoti dei complimenti sul tuo profilo e sul tuo potenziale e poi ti chiedono se sei interessato a delle opportunità lavorative in modo molto vago. Se provi ad approfondire la cosa ti rispondono dicendo che adesso è complicato da spiegare in chat e che nel colloquio ti diranno di più. Ciliegina sulla torta? Ti chiedono il numero WhatsApp, ma ti fanno contattare da una terza persona che non c’entra nulla con loro. Fantastico. Geni.

3 - Coach di carriera (influencer) che comprano i follower

Mirko Scarcella: se hai un profilo Instagram probabilmente sai a chi mi riferisco. Si tratta di uno dei personaggi più famosi e discussi dei social media in quanto si dice (io non ne so nulla ovviamente) abbia curato i profili social di celebrità indiscusse, tra cui le sorelle Kardashian e Gianluca Vacchi. Tuttavia, la sua carriera è finita brutalmente quando la sua onestà professionale è stata messa in dubbio da una nota trasmissione Mediaset: secondo alcune testimonianze pare che i follower dei suoi clienti fossero profili fake indiani, pakistani o roba simile. Insomma comprati.

Ecco su LinkedIn purtroppo succede la stessa cosa. Ci sono alcuni coach di carriera che acquistano follower e like sui loro post per aumentare visibilità e popolarità. È una strategia che, personalmente parlando, mi fa ribrezzo. Mi insegnate a convivere con la disonestà? Questa è l’unica cosa che potreste davvero fare.

Come accorgersene? Molto semplice: su un loro post hanno migliaia di like e centinaia di commenti. Come letto qualche giorno fa su un post di Nicolò Santin, la percentuale media di coinvolgimento di un post su Linkedin è circa del 2%. In parole povere su 100 persone che vedono un post probabilmente solo in 2 interagiscono. Le altre 98 scrollano velocemente il feed oppure si limitano semplicemente a leggere il contenuto senza interagire. 

Quello che voglio dire è che i numeri dei like che ricevono sono irreali rispetto al numero di commenti e visualizzazioni. Perché lo fanno? Perché la riprova sociale di Cialdini è una delle 6 armi di persuasione più potenti: se tu vedi un post che ha ottenuto molta visibilità, tanti commenti e interazioni, molto probabilmente andrai a leggerlo tu stesso. Ovviamente si può pagare LinkedIn per avere visibilità? Certo, se non sai come cerca su Google (non è che posso dirti tutto io).

Sai cos’altro fanno i furboni? Copiano i contenuti di marketer famosi, li riadattano cambiando 3 parole in croce (come facevo io quando copiavo da Encarta 98) e te li spammano a te che sei iscritto alla loro mailing list sperando di trovare lavoro.

[SPOILER2]: coming soon “Dark LinkedIn atto II – Segui Vanna Marchi? Scoprilo subito”

4 - Bassa qualità dei contenuti

Quando ho iniziato a studiare LinkedIn su alcune guide, ricordo ancora impressa nella mia mente questa frase: “Su LinkedIn la qualità dei contenuti è alta”. Peccato che mi sono ricreduto dal giorno dopo. Vedo spesso gente pubblicare post e contenuti paragonabili a quelli del mio gruppo famiglia WhatsApp: “Buongiornissimo kaffèèè”. Ti ricorda qualcosa?

Il problema è che spesso anche gli auto-proclamati coach (o presunti tale) lo fanno. Leggevo qualche giorno fa un post che recitava qualcosa del tipo: “Ripeti insieme a me: il prossimo sarà l’anno della mia svolta”. Funziona? Certo, basta solo ripeterlo allo specchio ogni mattina dopo aver fatto 20 minuti di meditazione, 20 di lettura, 20 di esercizio fisico, 20 di diario personale. E mi raccomando, non dimenticare i 5 riti tibetani.

5 - Venditori porta a porta o gente che ti chiede soldi

Ma come anche qui? Purtroppo si. Sono arrivati anche su LinkedIn, senza le porte, ma utilizzando l’opzione InMail. In pratica ti mandano un messaggio non desiderato senza che siate nemmeno collegati. Suggerimento per i venditori: le persone si sono rotte i coglioni. Lo ripeto: le persone si sono rotte i coglioni. Io a priori, se venissi contattato in questo modo, non ti darei nemmeno un euro. Se sei in grado di fare emergere la tua professionalità, a patto che tu ne abbia una, stai sicuro che saranno i clienti a cercarti.

Recentemente mi è anche capitato che una persona, senza nemmeno conoscermi, mi abbia chiesto finanziamenti per la sua idea imprenditoriale con un messaggio privato. Ma ti pare normale? Cazzo il senzatetto all’entrata del centro commerciale almeno ti dice “Buongiorno” prima di chiederti i soldi. E lo vedi anche tutti i giorni tra l’altro. Sconvolto.

6 - Offerte di lavoro che non esistono

“Esistono storie che non esistono”, inizia così il famoso trailer di Maccio Capatonda che ha reso celebre Herbert Ballerina. Nel nostro caso mi sembra arrivato il momento di dire: “Esistono offerte di lavoro che non esistono”.

Vi è mai capitato di rivedere sempre la stessa offerta di lavoro pubblicata a distanza di mesi? Si tratta di un meccanismo subdolo ed infame che utilizzano spesso le agenzie del lavoro, ma anche le grandi aziende, per dare l’impressione di essere sane. Per la serie: “Stiamo assumendo, anche in tempo di Covid. Va tutto bene, state tranquilli”.  Per queste aziende è una questione d’immagine e di brand awareness, per i poveri disperati in cerca di lavoro come noi solo finte opportunità che si rivelano inculate e perdite di tempo.

Di questo argomento ne ha parlato nello specifico Silvia Natale in questo post. Approfondirò anche il tema delle finte offerte di lavoro in futuro, quindi non preoccuparti.

Adesso, per fortuna, arriva la befana e aspetto la calza da mamma con tanta cioccolata e la solita 50 euro. Nel frattempo, se hai voglia, scrivimi nei commenti qualche altro “lato oscuro” di LinkedIn nel quale ti sei imbattuto.

PS. se non condividi sei un HR!

 

svg12 min lettura

Blogger, Disoccupato

Laureato 110 e lode con Dottorato di ricerca. Nominato da Forbes nella classifica dei top 100 talenti italiani under 30. Non sono nulla di tutto ciò. Al momento disoccupato. Scrivo per alleviare la mia frustrazione.